
Erbaluce di Caluso
Da Ivrea, scendendo a sud fino a Caluso, si stendono le morbide colline canavesane torreggianti di castelli che circondano il lago di Viverone. Questa zona ricca di antiche tradizioni viticole, regno della dea Albaluce, ospita appunto il vitigno che da essa prese il nome: Erbaluce. Deve il suo bellissimo nome all'uva da cui deriva, che in autunno si accende di riflessi caldi di vivo rame, leggermente rosati. Questo colore dei grappoli che nelle parti esposte al sole sembrano quasi "arrostiti" tanto sono ambrati, fa sì che il poetico nome di Erbaluce venga a volte sostituito con quello di "Uva rustia", uva arrostita.
Molto apprezzato è il Caluso passito, le cui uve s'indorano ai calori autunnali prima di avviarsi all'appassimento e poi alla pigiatura. Il processo di vinificazione richiede un lungo periodo ed una costante cura, tanto che solo dopo cinque anni il vino può essere imbottigliato e a sei è perfettamente maturo, dorato, ed ha uno squisito profumo. Il Caluso passito non è dunque un vino che può essere prodotto dall'oggi al domani, ma e' certo che vale la pena di aspettarlo e che l'attesa viene largamente compensata già dai primi sorsi di questo stupendo nettare.
Peccato che i vini di Caluso abbiano produttività limitata e incostante, perchè‚ essendo vini con una grande personalità, che si distinguono immediatamente fra tutti, potrebbero senza nessuna difficoltà conquistare un mercato molto più ampio. Attualmente, nonostante si sia costituito il "Centro per la tutela e la valorizzazione dei vini Doc di Caluso", con lo scopo di farlo conoscere e naturalmente valorizzarlo, vuoi per la limitata produzione, vuoi per il grande apprezzamento di cui gode in ambito locale difficilmente esce dai confini Piemontesi, se non addirittura da quelli più limitati di Biella e Torino.
(testo tratto dal sito http://www.everywine.biz)
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